• Rossella

I Piedi

Vedere le piccole cose, ossia i dettagli, si apprende facendo piccole cose, ossia cose apparentemente semplici.

Assumiamo il punto di vista dei piedi, quelli che ci portavano in giro qua e là e che ora si trovano penalizzati nello spazio casalingo, ma al tempo stesso possono trascorrere l'intera giornata liberi da quella gabbia che sono le scarpe. Confinati ma liberi. 


Prima cosa da farsi: prendere coscienza della loro esistenza, percepirli, dispiegarne le potenzialità e connetterli al cervello. Operazione che costituisce una condicio sine qua non del metodo Iyengar.


Avendo vissuto dentro a una corazzina (le scarpe), compattati, senza che potessero esprimere la loro complessità, andranno innanzi tutto aperti, dispiegati, risvegliati: bisogna dar loro voce affinché vi parlino.


Banalmente potete manualmente allungare e allargare la pianta di ciascuno e potete inserire le dita delle mani fra quelle dei piedi, a fondo, in modo da separarle: quanto più questa operazione risulta dolorosa tanto più significa che ne hanno bisogno.



In Tadasana, la posizione delle posizioni, il piede deve:

  • Essere diritto, il ché significa che i bordi esterni dei due piedi devono essere fra loro paralleli.

  • Avere la pianta ben estesa in lunghezza, che si ottiene separando il più possibile la base dell'alluce e il tallone interno, la base del quinto dito e il tallone esterno.

  • Avere la pianta ben estesa in larghezza, che si ottiene separando il più possibile la base dell'alluce e la base del quinto dito.

  • Premere a terra la base dell'alluce e la base del quinto dito, distanziandole.

  • Premere a terra il tallone, interno e esterno.

  • Mantenere esteso e premuto a terra il bordo esterno.



Dalla pressione del tallone interno si mantiene alta la caviglia interna e il malleolo, si crea l'arco plantare, che svolge una funzione importantissima per la salute di tutto quello che sta a reggere, ossia tutto il corpo.



III. a base delle dita spinge a terra e da lì le piante dei piedi si estendono verso l'alto: fate attenzione che non si tratta di scaravoltare il piede in avanti, ma di estenderlo in su, sempre mantenendo tutte le azioni di tadasana. (Nel far ciò fate attenzione a non andare in avanti con le spalle).

Siccome quando si è in posizione eretta il peso del corpo è sui piedi, ciò può indurre in inganno: bisogna imparare a distinguere l'effetto del peso, dovuto alla forza di gravità, dalla pressione, che è una azione esercitata intenzionalmente e consapevolmente.


Per verificare quanto riuscite effettivamente a spingere i vari punti del piede potete eseguire Supta tadasana, ossia Tadasana supini a terra, con i piedi alla parete: la  gravità non avrà più effetto sulla pianta dei piedi e quindi non vi confonderà.


In generale, le azioni che si apprendono in Tadasana vanno riportate in tutte, tutte le posizioni: questo vale in primis per le azioni dei piedi. 

Pertanto questa che proponiamo può essere usata sia come sequenza sia come pre-pratica di una sequenza.


Sequenza / Pre-pratica:


1- Tadasana

Supta tadasana con le azioni suddette



2- Vajarasana

I. Dorso del piede a terra, piedi diritti indietro e ischi sui talloni. Per mantenere le caviglie vicine e sedersi realmente sui talloni (non fra i talloni, bleffando) si può usare una cintura per contenere le caviglie stesse. Se il collo del piede non arriva a terra si deve mettere un supporto in modo che sia tutto in appoggio.



II. Metatarsi a terra, talloni su, pianta del piede verticale, sempre seduti sui talloni, un sostegno per le tibie in modo da averle parallele a terra: separate le dita dei piedi e fate in modo che base dell'alluce e base del quinto dito premano.



3- Adho mukha svanasana, una notevolissima palestra per il lavoro dei piedi.


Faccio una piccolissima premessa: tutte le volte che si parla di una azione si parla di un punto da cui l'azione deve partire, il punto di forza, e di una direzione in cui l'azione si deve dispiegare.


Rispetto ai piedi di Adho mukha svanasana propongo tre versioni, da alternare:


1ª Versione: la base delle dita (soprattutto base di alluce e quinto dito, separate fra loro il più possibile) preme a terra, si radica e fornisce il punto fermo, il punto di forza da cui parte l'azione di estensione delle piante dei piedi indietro. Quindi non preoccupatevi di portare i talloni in giù, ma invece di portarli indietro. Sempre mantenendo tutte le azioni di cui si è detto in tadasana (attenzione all'arco!)



2ª Versione: la parte posteriore del tallone preme sul bordo di un mattone e da lì la pianta dei piedi si estende dritta in avanti, il più possibile parallela al pavimento, sempre mantenendo le dita allargate e i bordi esterni paralleli.



3ª Versione: la base delle dita spinge a terra e da lì le piante dei piedi si estendono verso l'alto: fate attenzione che non si tratta di scaravoltare il piede in avanti, ma di estenderlo in su, sempre mantenendo tutte le azioni di tadasana. (Nel far ciò fate attenzione a non andare in avanti con le spalle).



4- Dandasana

presenta il vantaggio che i piedi sono ben visibili davanti a voi quindi risulta particolarmente comodo verificare quanto l'intenzione di eseguire le azioni si traduca in realtà pratica. Se questo avviene in misura scarsamente soddisfacente non vi scoraggiate! I piedi apprendono: basta avere un pochino di pazienza.

Quando una parte del corpo risulta poco intelligente, un modo per risvegliarla è il contatto: il tocco facilita la percezione, la percezione facilita la connessione con la mente e quindi orienta in qualche modo l'azione da compiere.  Che magari all'inizio è un abbozzo e poi prende via via una forma più chiara.

Il contatto con la cintura sta a favorire il risveglio del bordo esterno dei piedi.



Da qui in poi ogni posizione è un teatro di prova per i vostri piedi: in ogni posizione devono essere riportate le azioni di tadasana, con una difficoltà che è crescente in base alla difficoltà della posizione medesima.


Un esempio, fra moltissimi possibili: Paripurna navasana, con il sostegno di una sedia



Le posizioni in piedi, tutte, hanno come presupposto di una corretta esecuzione la corretta azione dei piedi. Ma questo forse è materia per un altro capitolo...


Da qui, casa mia, per oggi è tutto. Rimanete a casa e perlustrate lo spazio che sta dentro di voi, con curiosità e senza paure: è uno spazio sicuro.

R.


Postilla.

La raffigurazione dei soggetti che eseguono le posizioni evolve per scelta. In generale, la comunicazione predilige soggetti di una standardizzata quanto improbabile, tutt'altro che comune, fisicità. Ero partita da un soggetto abbastanza privo di caratterizzazioni specifiche, per comodità: universale, pratico, noioso. Ora cerco di fare eseguire le posizioni a soggetti disparati che, in quanto disparati, possono essere magri, grassi, alti, bassi. Insomma, persone. 

E.


Scritto da Rossella Sassi

Disegni di Elena Tonioni

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