• Rossella

Spunti Per Una Pratica Fatta Da Ciascuno Per Proprio Conto

Aggiornato il: mar 18

Premessa: iniziare a praticare, come iniziare a fare qualsiasi cosa da soli, significa innanzi tutto sperimentare. Per questo, anche se non solo, sono un po' restia all'idea di inviare sequenze da me elaborate in astratto: perché consolida in voi l'idea di affidarsi a qualcuno. La pratica personale, all'opposto, è qualcosa di differente dalla pratica con un insegnante: lo è nel senso che deve esserlo per avere senso. La pratica personale di tutti inizia con sequenze scriteriate, con posizioni un po' alla rinfusa, con la fatica di ricordare cosa diceva l'insegnante, magari anche con ricordi sbagliati. E va bene così.


Maturare una propria pratica personale significa, all'inizio, vagabondare nelle posizioni: non aspettatevi niente, osservate. E non preoccupatevi che le vostre posizioni siano fotogeniche: lo scopo è esplorare.

Una frequente obiezione che mi viene rivolta è che il principiante (chiunque non abbia una pratica personale è per forza di cose principiante) ha paura di farsi male.

Certo che ci si può far male: anche andando a stendere i panni ci si può far male. Usate il buon senso: non iniziate con posizioni pericolose, non avventuratevi in posizioni mai praticate e viste in fotografia, se avete problemi particolari non fate specifiche posizioni che risultano rischiose. Occorre dirlo?


Altra domanda frequente: quanto tempo si deve praticare? Quanto vi pare. Risolto.

Fatico molto a entrare nell'ottica di registrare video con lezioni da seguire via web: perché so essere solo insegnante che insegna in presenza, a delle persone. Ma non solo: è anche perché punto più in alto, punto a rendervi in grado di praticare da soli. In assenza, l'insegnamento dell'insegnante consiste nel farsi da parte.


Praticare da soli non diminuisce affatto l'importanza del partecipare a lezioni tenute da un insegnante, al contrario. Chi pratica da solo, affinando le proprie capacità di comprensione, in presenza di un insegnante potrà imparare molto di più perché di più saranno le informazioni che gli arriveranno (non dalle orecchie ma dal corpo).

Quindi ora vi scrivo delle sequenze inutili, spunti da cui partire. Il modo in cui vanno utilizzate è il seguente: leggetele, iniziate a praticarle, in qualsiasi momento potete discostarvene e se avete trovato un'ispirazione vi lasciate guidare da voi stessi; oppure fate solo alcune posizioni, magari le ripetete perché vi sembra che abbiano qualcosa di dirvi e ne saltate altre, che magari oggi non vi parlano. Ricordatevi che le posizioni ci parlano di noi, ma non parlano sempre nello stesso modo. E bisogna saperle ascoltare. Non praticatele imponendo loro di dirvi quello che sapete che dovrebbero dirvi: magari è così ma magari no.


L'insegnante è un interprete e non è manco detto che traduca sempre nel modo migliore. Senza interprete dovete essere voi a decifrare quel che vi dicono. E può succedere che alcune siano mute (che poi anche i silenzi possono essere eloquenti).

Siate a vostro agio nelle cose che vi vengono facili, nelle cose che vi vengono difficili, nelle cose che non vi vengono per niente, nelle cose che vi pare non vi verranno mai: siate disponibili ad accettare i limiti.


Ovviamente ognuno con il suo livello di comprensione. Che siccome è il suo, proprio perché è il suo, è il punto di partenza necessario. Se partite dal mio non è una partenza: non è niente.


Le mirabili illustrazioni di queste inutili sequenze sono di Elena.


1º sequenza, volta a familiarizzare con l'idea stessa del praticare a casa. Ossia, più in generale, a dare un significato e un valore a quello che da soli potete fare, per voi stessi.


1. Adho mukha svanasana

posizione che tutti conoscete perché la gran parte delle lezioni la comprende.

Sarebbe bene avere un tappetino antiscivolo: oppure la superficie più antiscivolo che i pavimenti di casa vostra vi offrono.

Fate un primo adho mukha svanasana per risvegliare la percezione del corpo: poi fatelo una seconda volta pensando ai piedi e alle gambe, una terza pensando alle mani e alle braccia, una quarta vedendo se riuscite a intensificare le azioni delle gambe.




2. Ardha uttanasana

occorrono due mattoni, che però possono essere due qualsiasi oggetti uguali fra loro e stabili; potete farlo con le gambe alla parete, così capite cosa significa averle perpendicolari a terra, e poi ripeterlo al centro stanza. Ardha (metà) significa che non dovete pensare ad andare con il tronco verso il basso (che sarebbe la posizione finale) ma ad allungarlo in avanti e: spalle lontano dalle orecchie!

Guardate i vostri piedi: sono dritti, ossia i bordi esterni sono paralleli? sono allargate le piante? sono separate le dita? premono i giusti punti? (e se non sapete quali sono cercate di ricordarvelo facendo uno sforzo di memoria ma soprattutto chiedete a voi stessi cosa succede realmente in quella provincia così lontana dal centro di comando che sono i piedi: i confini estremi dell'impero, su cui l'impero si regge).




3. Adho mukha vrksasana

siccome in questo periodo è utile spegnere il cervello questa posizione può essere una risorsa.

Se non ve la sentite, oppure vi risulta frustrante non fatela e andate a quella successiva. Già siamo tutti stressati fin troppo, ci manca di rincarare la dose con lo yoga. Potete però anche solo provare a fare i saltelli, che distraggono anche più della posizione medesima quindi vanno stra-bene.



4. Parsvottanasana

le indicazioni sono troppe, non ha proprio senso che mi metta a scriverle: metto qualche freccina sul disegno. Anche perché le indicazioni sarebbero noiosissime da leggere. L'indicazione sarà una e una sola, perfettamente personalizzata rispetto a ciascuno di voi come il metodo Iyengar prevede: fate quello che vi ricordate o, meglio, fate quello che il vostro corpo si ricorda di aver fatto. In generale non date pieni poteri ai ricordi mentali, ma date voce ai ricordi del corpo, che tante volte ha praticato quella posizione e qualcosa della posizione si spera abbia assimilato.




5. Parivritta trikonasana

idem: potete anche farla senza scendere, usando un tavolo ad esempio (vedi disegno)




6. Adho mukha virasana



7. Viparitha karani

che richiede un bolster: se non avete il bolster è un'ottima occasione per costruirlo, con coperte, ad esempio. La casa è piena di attrezzi: basta saperli vedere. Ingegnatevi.



E ora il colpo di scena finale. Questa sequenza, come ogni sequenza, contiene infinite potenziali sequenze, che sta a voi scoprire. Perché a seconda del punto di vista che si sceglie, proprio come quando si guarda un paesaggio, cambiano le cose che si vedono. Potete praticarla con l'attenzione ai piedi e alle gambe, e poi ri-praticarla con l'attenzione a mani e braccia: saranno due sequenza differenti. Potete praticarla tenendo le posizioni per poco tempo e ripetendole più volte oppure potete cercare di aumentare la vostra resistenza e tenere la azioni per qualche minuto (ovviamente i tempi vanno calibrati a seconda delle posizioni).


Da qui, casa mia, per ora è tutto. Rimanete a casa vostra e praticate un pochino tutti i giorni, se vi riesce.


Scritto da Rossella Sassi

Disegni di Elena Tonioni


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