• Rossella

Sequenza per creare uno spazio mentale in questa tempesta.

Sequenza volta più che altro a immaginarsi di creare, con le proprie forze, un seppur minuscolo spazio mentale saldo, in questa tempesta in cui ci troviamo. 


E questo mi obbliga a fare una premessa, che ritengo importante, sul significato che attribuiamo ai termini cura e tutela.


Ci siamo, tutti, trovati catapultati in una realtà tanto differente da quella in cui vivevamo, o meglio in cui ci eravamo lungamente immaginati di vivere. 

E quindi è normale sentirci inadeguati, spaventati, anche atterriti.

Ma non ci sentiremo meglio se non quando saremo in grado di accettare questa paura, accettare di essere profondamente tristi. Dobbiamo avere paura, dobbiamo essere tristi ma anche sapendo guardare la nostra paura, la nostra tristezza come una reazione sana. E questo richiede una certa pulizia mentale che è così difficile da preservare in quel tutto-urlato in cui continuiamo, ancora, a vivere le nostre giornate.


Per questo penso che il lanciarsi nella modalità di lezioni online, di tutorial, di piattaforme (le stesse parole a cui si deve ricorrere sono poco armoniose), quasi a non voler interrompere nulla, sia una cosa di scarso aiuto. Non dobbiamo distrarci, non dobbiamo cercare di uscire illesi da tutto ciò. E non solo perché non è possibile. 


Prendiamoci cura costruendo un nuovo modo, tuteliamo mettendo in atto nuovi strumenti. Che poi sono cose antichissime. Accettiamo, un po' alla volta, lo stare senza. 

Quindi armiamoci di buona volontà e facciamo qualcosa che non sia andare fuori di noi, che non sia distrazione.

Lo dico per me stessa innanzi tutto. Non pensate che questo sia facile per nessuno: non lo è.


E allora una sequenza da fare da soli con se stessi: su un tappetino che è uno spazio intimo, uno spazio mentale  e non soltanto un attrezzo antiscivolo su cui allenarsi. (Allenarsi a cosa, poi, non si sa).


1. Svastikasana:

Dovete cercare non di "fare" svastikasana ma di "essere" svastikasana. Cosa comporta? dovreste saperlo ma lo riassumo brevemente: gambe-inguini- addome rilassati, ischi che spingono sul supporto e quindi tronco esteso verso l'alto, spalle-scapole che scendono, punta delle spalle indietro, nuca allungata, viso-cervello passivi: il davanti, il dietro e i lati del corpo devono essere tutti estesi in egual misura, senza che uno prevarichi l'altro, comprimendolo.


E' una sorta di egualitarismo dello spazio interno: non devono esserci soprusi di una zona sull'altra. La parte che ha  tendenza alla prevaricazione è il davanti, perché è la parte che vediamo e che quindi abbiamo, letteralmente, più presente: provate a collocare il punto di vista nel dietro e scoprirete quanto è difficile.

Se poi volete verificare quanto il vostro corpo riesce realmente a mettere in scena quelle azioni, mettetevi con la schiena a una parete. La parete è dritta. 


Tutto ciò è difficile da fare, lo so. Richiede tantissimo controllo. Non fare niente richiede tantissimo controllo e maturità (ogni allusione al contesto attuale è precisamente voluta).


2. Supta padangustatana 1 

Occorre una cintura.

Partite da prima della posizione finale, che è con le gambe entrambe estese: partite con le gambe non completamente estese e cercate di capire cosa significa estenderle. Prima una, poi l'altra, poi tutte e due. 

Non dovete tirare o spingere forzando, perché l'idea è quella di espandersi, non quella di costringersi (che non a caso significa al tempo stesso obbligarsi ma anche mettersi dentro a qualcosa di più piccolo).

Potete farla tenendo il piede della gamba giù alla parete oppure tenendo la gamba su appoggiata a una parete ( in tal caso occorre uno spigolo oppure una porta), oppure senza parete.



3. Parsva supta padangustasana 

Valgono le medesime considerazioni: in più potete sorreggere la testa del femore della gamba su con un supporto.

Sottolineo nuovamente che dovete espandervi: quindi se sentite che vi state sbilanciando, che un fianco si accorcia, che un lato del bacino si solleva significa che anziché espandervi vi state muovendo oppure accorciando. Siccome ciò succede di sicuro, la cosa davvero importante è precisamente che voi riusciate a sentirlo.



Se vi sembra che non succeda è perché non avete ancora affinato la percezione, cosa che richiede tempo e pazienza. (E quindi questo è proprio il momento giusto perché di tempo ce ne è piovuto dal cielo in quantità e la pazienza dobbiamo farcela venire in egual misura).

4. Parivritta supta padangustasana

Ossia una torsione: quello che deve succedere è che una parte del corpo ruota in una direzione ma a partire da qualcosa che rimane fermo. A rimaner ferme devono essere le spalle (e anche la testa). Ma, come si è detto, rimanere fermi non è una cosa che viene da sé: bisogna fare tante cose per rimanere fermi. Quindi, mentre ruotate il bacino (e quindi anche la gamba estesa a terra ruoterà fino ad avere il bordo esterno del piede al pavimento) rigorosamente nell'espirazione, dovete resistere nella direzione opposta tutto quello che non deve ruotare. 

Il corpo prende due direzioni diverse, lo fa espirando perché l'espirazione ha la qualità dell'abbandono, del vuoto, del lasciar che succeda. La torsione è imparare a cavalcare correnti opposte che, a partire da un punto fermo disegnano spirali infinite nello spazio; ma è anche focalizzare nel centro del nostro corpo la potenza di quelle correnti.




5. Prasarita padottanasana

Prima allungando il tronco in avanti, se occorre con le mani su supporti; poi, se possibile, la posizione finale.



6. Trikonasana

Da prasarita padottanasana camminate con le mani verso il piede destro (e se per essere allungati vi occorrono i supporti, allora usateli anche qui come zeppe delle mani), ruotate la gamba destra di 90°, tenete la mano destra sulla tibia (o sul supporto), ruotate il tronco: trikonasana che trionfalmente conquisterete estendendo il braccio sopra, nell'espirazione. Espirando apritevi come si apre una finestra per far entrare l'aria. Poi, soddisfatti, tornate a ritroso al centro e ripetete a sinistra. 

Che l'apertura sia.



7. Baradvajasana

Su una sedia con la quale ri-fate una bella pulizia viscerale: controllata, quieta, non violenta ma approfondita. Meglio: approfondita può esserlo proprio se non è aggressiva. 



Perché non dovete conquistare la posizione come in un combattimento contro voi stessi, non siete coloni: dovete invece abitarla, dissodarla con pazienza e lasciare che lei vi permei. 

Come va?


Ora fate Savasana e osservate il vostro respiro: che siamo un tutt'uno con quello che ci circonda e l'aria entra e esce, entra e esce. 




E per oggi da qui, casa mia, è tutto. 

Pensate che fortuna poter rimanere a casa e non dover andare a lavorare. 

Immeritata, come tutto quanto è immeritato.




Scritto da Rossella

Disegni di Elena


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